Accuratezza nelle Cuffie HIFI
Accuratezza nelle Cuffie HIFI
Valutare delle cuffie HiFi per la loro accuratezza può essere difficile in quanto presentano un ambiente acustico inusuale, non progettato per l’orecchio umano. La percezione tri-dimensionale del suono dipende dal contorno acustico presente nel momento in cui il suono interagisce con la testa e l’orecchio dell’ascoltatore. Siccome i trasduttori delle cuffie HiFi sono “pigiati” tramite l’archetto delle cuffie HiFi sulle orecchie dell’ascoltatore, e siccome la gran parte delle registrazioni musicali sono disegnate per la riproduzione tramite i classici diffusori, questa tipologia di contorno acustico nell’ascolto tramite cuffia viene a mancare. Questo non significa assolutamente che il piacere di una sessione d’ascolto in cuffia sia inferiore ad una nel salotto di casa nostra con dei diffusori classici. Significa semplicemente che l’accuratezza delle cuffie HiFi va giudicata in termini tecnicamente diversi. Vediamo ora come.
I TERMINI DELL’ACCURATEZZA
Lo spazio acustico nelle cuffie HiFi è, per sua stessa natura, distorto. Quando si sente parlare di accuratezza nelle cuffie HiFi, quello che si intende veramente è l’accuratezza della risposta di frequenza. Ad ogni modo, ricreare lo spazio acustico, è solo una delle componenti che concorrono ai fini di una buona riproduzione audio. Lo sono anche la fedele riproduzione di qualità vocali e strumentali come timbro, dinamica, transizione e dettaglio musicale. Simulatori acustici ( e per certi versi, registrazioni binoaurali ) sono diventate molto più facilmente disponibili, così qualsiasi discussione sull’accuratezza delle cuffie HiFi può includere la fedeltà spaziale, ma la performance dei simulatori acustici varia con il variare degli ascoltatori, circuiti del simulatore e il tipo di cuffie HiFi usate. Senza la simulazione acustica, l’accuratezza nell’ascolto in cuffia deve essere vista come un concetto diverso rispetto alla sua controparte nei diffusori.
Per poter discutere di problemi relativi l’accuratezza, si devono creare dei punti di referenza “linguistica” che rappresentino analisi e descrizioni. Il mondo degli audiofili è ricchissimo di brillanti aggettivi che provano a “codificare” un vocabolario audio universale. Un aggettivo che per me ha un determinato significato non lo avrà magari per un’altra persona. Senza poi dimenticare che la percezione soggettiva di ogni persona in relazione al suono, crea ancora più difficoltà nel determinarne le varie caratteristiche. Insomma ciò che percepiamo difficilmente può assumere un valore universale.
LO SPETTRO AUDIO
Per poter leggere una recensione ( e scriverla naturalmente, e invito chi mi legge a farlo…
) come dicevamo sopra, serve un “linguaggio” comune in grado di rendere oggettivo un parere o la descrizione di un concetto. A questo proposito, è comune usanza tra i recensori o comunque coloro che in qualche modo sovrintendono alla stesura di recensioni o opinioni, utilizzare il seguente spettro audio, diviso in bande descrittive:
- Basso Estremo sotto i 32 hZ
- Basso Inferiore, ottava inferiore da 20 a 40 hZ
- Basso Medio da 40 a 80 hZ
- Basso Superiore da 80 a 160 hZ
- Midrange Basso da 160 a 320 hZ
- Midrange da 320 a 2.560 hZ
- Midrange Alto da 2.560 a 5.120 hZ
- Alti,alti inferiori da 5.120 a 10.240 hZ
- Alti Estremi, ottave superiori da 10.240 a 20.000 hZ
Quindi, se una rcensione dice che i medi (midrange) in una cuffia HiFi sono “retrocessi”, il lettore capirà dove cercare questa anomalia nello spettro audio. Questi termini non rappresentano una ferrea regola, e forse quando il recensore specifica i midrange, sta in realtà esaminando la porzione più bassa dei midrange alti.

